Animali in condominio - Studio Bianchi per. ind. Filippo

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Animali in condominio

Amministrazione > Cose da sapere ...
La gestione degli animali domestici in condominio sono da sempre fonte di discussione e di scontro. Vediamo di seguito cosa è lecito e cosa no per un rapporto di buon vicinato.
Orari in cui il cane può abbaiare
8 Febbraio 2019
Disturbo della quiete pubblica: tre mesi di reclusione per il padrone che non impedisce all’animale di disturbare i vicini di casa.
Il cane ha diritto ad abbaiare, affermano alcuni giudici. Il cane però non può disturbare la quiete pubblica. Sembrano due affermazioni tra loro in contrapposizione: è del resto impensabile far comprendere a un animale di usare un tono basso di voce quando vuol “cantare alla luna” o comunicare con i propri simili. Stando così le cose, qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi quali sono gli orari in cui il cane può abbaiare ossia quando può dare fastidio ai vicini di casa.
(leggi l'articolo su LA LEGGE PER TUTTI)
Cane del vicino che abbaia: cosa fare e come comportarsi
Suggerimenti e consigli su come risolvere il problema di questi vicini rumorosi
24 marzo 2020
Per sapere allora cosa fare quando il cane del vicino abbaia in continuazione, gli avvocati raccomandano questi passaggi:
  • Prima di tutto, parla con i vicini che possiedono l'animale in modo che siano consapevoli del fastidio che il loro cane sta causando.
    "Molte volte non sono consapevoli dei danni alla salute e al riposo che stanno causando e se parli con loro in modo calmo e con uno spirito conciliante, allora spesso i proprietari dell'animale cercheranno una soluzione al problema.
  • Se il problema con il cane che abbaia persiste, cerca il supporto di altri vicini, anche se colpiti in misura minore. Prova a negoziare di nuovo, questa volta con la presenza di un testimone.
  • Se persiste un atteggiamento indisponente o inutile da parte del proprietario, o vedi che lui o lei non intende agire sulla situazione, chiama la polizia locale per prendere le misure del livello di rumore e assistere all'abbaiare. Spetta alle autorità di ciascuna area del consiglio stabilire il limite di rumore consentito nella località con i propri criteri. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stabilisce limiti di rumore durante il giorno (60 decibel) o di notte (40 decibel).
  • È quindi possibile presentare un reclamo al proprio consiglio locale se le norme sul rumore non vengono rispettate. Il consiglio comunale può avviare una procedura sanzionatoria nei confronti del proprietario del cane che abbaia.
  • In casi estremi, l'ultima strada disponibile è quella di rivolgersi ai tribunali civili. In questi casi, l'animale potrebbe però essere trasferito in un canile o i proprietari potrebbero persino essere privati ​​del diritto di usare la casa, una misura che può durare fino a tre anni.
(leggi l'articolo su IDEALISTA/NEWS)
Cane abbaia in condominio giorno e notte: si ha diritto al risarcimento?
21/08/2020
Cosa dice la legge sui cani che abbaiano in condominio? In quali casi si può chiedere il risarcimento danni? Ecco cosa c’è da sapere.
(leggi l'articolo su MONEY.IT)
Condomini esasperati per la colonia di gatti
15 novembre 2016
Venti gatti in un solo appartamento e il condominio giunge all’esasperazione.
Avvocati, veterinari, animalisti, ispettori dell’Ulss, sindaci, vigili urbani e carabinieri: si sono rivolti davvero a tutti le famiglie del condominio “Il Torrione”, a Isola Vicentina, alle prese con un appartamento trasformato in gattile.
Gli inquilini firmatari di un esposto giunto a Comune, ufficio igiene dell’Ulss 6, Enpa, polizia locale e perfino carabinieri, lamentano le condizioni di scarsa igiene e di cattivo odore in cui verserebbe l’intero palazzo per via di un appartamento che contiene circa 20 gatti.
«Viviamo nel degrado tra sporcizia, pelo di gatto, escrementi, cattivo odore – scrivono nel documento le quindici famiglie –: questa famiglia non è in grado di poter accudire e gestire in modo corretto la situazione».
La vicenda, che si protrae da tempo, vede coinvolti non solo gli inquilini ma anche il vicinato del palazzo che si trova in via Vivaldi a Castelnovo.
Da diversi anni due coniugi, V.F. e L.D.S., tengono 20 mici nel loro appartamento al secondo piano, una condizione che ha fatto presto a sconfinare negli spazi comuni come scale, corridoi, androne al piano terra, cortile e garage. Locali che a detta dei condomini sono stati invasi «dall’odore fortissimo e dalle condizioni igieniche non salubri che riteniamo intollerabili». «Andiamo avanti da 4 anni – lamenta Alessandro Marchesini, frequentante del palazzo – abbiamo cercato di dialogare ma abbiamo sempre trovato un muro».
I gatti, visitati dai veterinari dell’Ulss, sono stati giudicati in salute. «È tutto a norma – si difende dalle accuse la padrona degli animali, V.F. –: i miei gatti stanno bene. Li ho sempre avuti perché sono la mia passione. La verità è che gli altri condomini ce l’hanno con me e i miei gatti sono solo un pretesto. Non ne posso più».
In base alle visite del servizio igiene e sanità pubblica e dei veterinari dell’Ulss 6 i gatti sono in salute. Tuttavia, in occasione dei sopralluoghi, ai proprietari degli animali era stato chiesto di assicurare una corretta gestione della loro custodia, garantendo la pulizia degli escrementi e l’assenza di cattivi odori.
Pare, però, che a nulla sia servito.
«Il problema c’è – afferma Carlo Barbieri, amministratore esterno del condominio – e non riusciamo a parlarne. Il sindaco deve fare qualcosa. Auspico, a questo punto, un’azione di forza che eviti il protrarsi della situazione».
Dal canto suo, mesi fa il primo cittadino Francesco Gonzo aveva firmato un’ordinanza imponendo lo sgombero degli animali, ma gli abitanti del palazzo protestano che «il numero dei gatti è ritornato intorno alla ventina».
«Ereditando questa situazione dagli anni precedenti, ho fatto tutto quello che la legge mi ha consentito di fare firmando un’ordinanza che permetteva alla signora di mantenere fino a 4 gatti – spiega Gonzo –. Tuttavia, essendo i locali del condominio degli spazi privati, io posso intervenire fino ad un certo punto».C.R.
C’è l’arresto per il possesso di animali rumorosi in un condominio.
PUBBLICATO IL DI MATTEO PANIZZI

IN DIRITTO PENALE
L’art. 1138 c.c. che prevede l’obbligo per i condomini che contino più di 10 inquilini di dotarsi di un regolamento volto a normare l’uso delle cose comuni, la ripartizione delle spese, la tutela del decoro e la sua amministrazione. Al comma 5, l’ultimo aggiunto dalla L. 220/2012, prevede, inoltre, che: “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”.
Nonostante tale normativa, la Corte di Cassazione sembra protendere decisamente più alla tutela della quiete pubblica e del riposo degli altri condomini, se questa viene messa a repentaglio dai suddetti animali domestici. Questa almeno sembra la giurisprudenza maggioritaria considerando la sentenza n 41601/2019.

La Corte Suprema era intervenuta in un caso in cui un condomino teneva, nel cortile di sua esclusiva proprietà, ma interno alle mura condominiali, 2 galli e 3 galline, che si rivelavano, soprattutto nelle ora notturne piuttosto rumorose. D’altronde l’ultimo comma dell’art. 1138 c.c. non specifica cosa debba intendersi per “animali domestici”, e lo stesso tipo di problema, comunque, si può facilmente configurare con qualunque volatile da voliera (come i pappagalli, le cocorite e altri) molto diffusi nelle nostre abitazioni.

Il condomino proprietario dei galli e delle galline era ricorso davanti alla Cassazione dopo essere stato condannato a 20 giorni di arresto ai sensi dell’art. 659 c.p., ovvero per il reato di disturbo alle occupazioni e al riposo dei vicini. La linea difensiva del suddetto condomino, che non era mai intervenuto in conseguenza alle segnalazioni ricevute, si basava sul fatto che nessun accertamento tecnico volto a stabilire se vi fosse stato un superamento della soglia di normale tollerabilità del rumore era stato eseguito.

Tuttavia, la Corte ha fermamente respinto tali opposizioni: da alcune registrazioni fornite dagli altri condomini, infatti, emergeva che i galli cantavano per circa 5 o 6 minuti ogni 20-30 minuti, per tutta la durata della notte, rendendo palese il superamento della normale tollerabilità del rumore da queste provocate.

In definitiva e in via generale, la Corte Suprema ha affermato che la condotta di chi, proprietario di animali, non ne impedisce gli strepiti o i relativi rumori o agisce ma non a sufficienza per contenerli, integra la contravvenzione sotto il profilo oggettivo ed è responsabile non tanto per colpa ma piuttosto per dolo eventuale.
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